In
un'ansa del fiume Mesima emerge una collina, da sempre, detta di Borrello.
Qui sorgeva un piccolo, importante centro, recintato da mura, che proteggevano
il castello del visconte, la chiesa parrocchia della SS.Trinità
e le abitazioni di pochi personaggi influenti. Al di fuori della cerchia
muraria vi erano le abitazioni degli operai, alcuni conventi, ancora
imponente quello dei Minori Francescani su una collina adiacente.
Fra
le rovine rimaste dopo terremoti e abbandoni si possono ancora identificare
il castello (abitazione, magazzino, caserma, sede giudiziaria e di registrazioni)
, la chiesa Madre, della quale rimangono in piedi frammenti di muri
perimetrali. Fra la vegetazione spontanea, anche di grandi dimensioni,
si possono scorgere spuntoni delle fondazioni di altre costruzioni.
In migliori condizioni si trova quanto rimane del grande convento dei
Minori Francescani, trasformato in abitazione, magazzini e depositi
dall'antico proprietario.
Nelle carte topografiche la zona è definita "terreno agrario",
con qualche rovina affiorante.
In tempi diversi e per ragioni diverse la zona fu abbandonata dai contadini
e dai "signori", trasferitisi in Laureana e in paesi vicini; gli ultimi,
dopo il terremoto del 1783.
Il sigillo visconteo, gli uffici, i registri, i funzionari governativi
, trasferiti a Laureana, continuarono in questa sede a svolgere le loro
funzioni: da qui il diritto, da decreto regale, di appellare Laureana
con l'aggiunta di Borrello.