Panorama di Laureana di Borrello

La terza domenica del mese di novembre di ogni anno si celebra la festa del Santo patrono: San Gregorio Taumaturgo. In coincidenza, aveva luogo la più grande e importante fiera , che interessava anche tutti i  paesi vicini. Sino agli anni '50 - e per almeno da tre secoli - dal giovedì precedente la seconda domenica e sino al martedì successivo alla terza  le strade principali del paese erano occupate da bancarelle e panchetti che offrivano la merce più varia: oggetti di rame, di ferro battuto, di  legno, finimenti per gli animali da lavoro, oggetti e attrezzi per la casa e per le officine, manufatti in terracotta, biancheria, coperte, cappelli, ombrelli, dolciumi di ogni genere (mustaccioli, pittapie, zucchero filato, ecc.).
I primi giorni di questa lunga fiera erano dedicati alla compravendita di animali da lavoro (buoi, asini, muli, ecc.) o da allevamento (maiali, capre, conigli, polli, ecc.).    Negli ultimi due/tre giorni era intenso l'acquisto di derrate, di attrezzi per la cucina, di stoviglie e di quanto ritenuto necessario per la casa e per le persone,  in vista dell'inverno ormai alle porte.
Le strade erano percorse da centinaia di probabili acquirenti, provenienti anche dai paesi vicini; come dai paesi vicini provenivano i venditori, ed anche dalla Sicilia e dal Napoletano. A stento si riusciva a fendere la folla, assordati dalle grida dei venditori che offrivano la merce e dalle contrattazioni lunghissime per l'acquisto di un oggetto anche di scarso valore.

Si poteva consultare la chiromante o tentare la sorte col gioco delle tre carte o dei dadi.
Il nostro Protettore veniva definito scherzosamente "nimali d'acqua": a memoria d'uomo non c'era fiera che non fosse bagnata dalla pioggia.
I contadini, i massari, gli operai attendevano questa annuale occasione per offrire i prodotti del loro lavoro e per acquistare quanto  consentito dalle finanze familiari.
Se vi erano matrimoni in vista, era questa l'occasione attesa per l' investimento di risorse faticosamente accumulate.
Venivano improvvisati punti di ristoro, dove veniva offerto -a pagamento- un piatto di "stocco" con patate e olive, un bicchiere di vino e un pezzo di pane.
Nei giorni successivi si potevano udire provenire dalle abitazioni i rimbrotti e le lamentele per gli  acquisti effettuati.
Per tradizione, in questi giorni di fiera si pagavano o si accendevano i debiti, si rifacevano i contratti di fitto e di locazione.
Morta, soffocata la civiltà e la cultura contadina gli  investimenti economici rilevanti hanno preso altra via.

P.S.: le foto sono del novembre 1980

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