Nei due secoli appena conclusi (XIX e XX) fiorirono
a Laureana - e non solo - attività artigianali, quasi sempre
di buon livello.
Non si può parlare di botteghe, sicuramente di famiglie, che,
per generazioni, hanno tenuto alto il mestiere tramandato, insegnando
a quanti frequentavano le loro attività.
Alla fine della II guerra mondiale molte famiglie si sono disperse e
i pochi apprendisti rimasti non sempre hanno fatto in tempo ad acquisire
le abilità dei loro maestri.
Vi sono stati decoratori-pittori, quasi tutti autodidatti,
che hanno ornato chiese, case signorili, in Laureana e nei paesi vicini;
hanno ridipinto e restaurato statue antiche, dipinto quadri di buona
fattura e di efficace espressione. Fra gli altri: i Montagnese, i Montalto,
gli Andriello.
Falegnami-intagliatori i quali, oltre a produrre mobili
di grande pregio, in noce, mogano, noce seta, hanno acquisito una notevole
abilità nell'intagliare-scolpire il legno (specie il noce), producendo
lavori a tutto tondo, a sottile rilievo, a intarsio di colori diversi.
I loro lavori sono ancora nelle chiese e nelle case dei maggiorenti
locali. Fra gli altri: i Cutellè, i DeLorenzo, i Landro.
Muratori-stuccatori dei quali nelle nostre chiese,
sugli esterni di alcune case si conservano opere in stucco che indicano
una grande abilità manuale e il possesso sicuro del mestiere.
In rifacimenti o in seguito a crolli molti di questi lavori sono andati
perduti o sono danneggiati. Quanto rimane è degno di essere ammirato.
Fra gli altri vanno indicati i Papaleo e i Famà.
Fabbri
capaci di dare al ferro espressione d'arte. Le principali strade del
centro e delle frazioni sono ornate di balconi in ferro battuto e di
battiportone realizzati in armonia di forme e con finezza di esecuzione.
Nelle case e nelle chiese vi sono basi di statue, altari e altri ornamenti
provenienti dalle officine dei nostri fabbri. Fra gli altri hanno lasciato,
o continuano a produrre, eleganti capi-d'opera i Passalia, i Corigliano,
i Pititto.
Carradori,
maestri costruttori di ogni specie di carro e di carretto da adibire
al trasporto di persone e di cose. Mestiere dal lungo apprendistato
e utilizzante strumenti e macchine oggi disusati. Chi li conserva, li
fa ammirare come ricordi di famiglia.
Tessitrici:
il battitoio del loro telaio produceva un suono cadenzato e caratteristico
che è rimasto nella memoria degli anziani di oggi. In ogni via
del paese c'era almeno un telaio in funzione, ininterrottamente per
moltissime ore di ciascuna giornata. Il prodotto contribuiva alle economie
delle famiglie e preparava le tele necessarie ai bisogni di tutti: biancheria,
vestiti, coperte, tovaglie, ecc..
Calderai,
maestri capaci di trasformare un foglio di lamiera di rame, col solo
uso del martello, in una caldaia. Impresa che -a pensarci- lascia sbalorditi.
E' un'arte che si perde nella notte dei tempi, quando fu scoperto l'uso
dei metalli. Nel dopoguerra era rimasto un solo maestro ad esercitare,
per una vasta zona, questo antichissimo mestiere.
Sellai: conosciuto come "bastaio" approntava
basti per asini e muli in legno e pelle, e selle in cuoio per cavalli
elaborate secondo l'uso che se ne doveva fare. Perché, allora,
c'erano asini, cavalli e muli, compagni di lavoro nei campi e nel paese.
Maniscalchi:
gli animali delle masserie avevano bisogno di essere "ferrati" per non
rovinare, nel lavoro, i loro zoccoli: buoi, cavalli, muli, asini.
Impagliasedie:
raccoglieva nelle paludi la sala, un'erba acquatica che cresceva spontaneamente
con la quale si impagliano le sedie.
Cestai,
arte soppiantata dai prodotti provenienti dalla Cina e dal nord-africa.
Nei mercati paesani è ancora possibile incontrare qualche contadino
che espone pochi pezzi da lui stesso realizzati.
Casari:
questo antichissimo mestiere è esercitato dai pochissimi uomini
che si dedicano alla pastorizia al seguito di piccoli greggi di pecore
e di capre, e di mandrie di bovini.
Pastorari:
ogni buon contadino o artigiano era costruttore di pastori del presepe
o altre statuine di devozione utilizzando come materia prima, la creta,
scolpirla come necessario, usando un coltello, una vecchia forchetta,
qualche piolo di legno. E poi colorarla, dando espressione e grazia
al lavoro fatto.
Scopai,
producevano non solo scope ma anche stuoini o di dischi per i frantoi:
oggetti che oggi hanno una ben diversa provenienza.
Mugnai,
utilizzavano l'acqua dei torrentelli che scendono dalle nostre montagne,
incanalandola in lunghi percorsi in muratura ("a prisa"),
come forza motrice per far girare le grandi macine che servivano per
trasformare in farina alimentare i cereali, i legumi prodotti nelle
campagne.
Carbonai:
mestiere durissimo quello del carbonaio e senza limiti alle ore continue
di lavoro. Il taglio di boschetti o la potatura fornivano la materia
prima per ottenere il carbone, per cucinare o per riscaldare le case.
Frantoiani:
oggi i frantoi per le olive sono macchine enormi a ciclo continuo: le
olive, raccolte ad una ad una, entrano appena lavate ed esce a valle,
il prodotto già pronto per essere utilizzato in cucina. Le morchie
e la sansa prendono altra via. L'esperto non è più necessario,
perché le macchine fanno tutto.
Vasai,
danno forma alla materia informe: è un'aspirazione che tiene
l'uomo sin dalle sue origini. La creta si presta a creazioni ottenute
con l'abile pressione delle dita. Resta la cottura, che riserva sempre
sorprese se fatta con la legna, di meno se il forno è elettrico.
Fare
il pane: per questa attività intervengono le donne
di casa per trasformare la farina anche in pane. Come altre poche occasioni,
interfamiliari, ci si incontra per lavorare - e molto - e per uno scambio
di informazioni ormai sempre più scarso.
Fare il sapone:
inondati di prodotti di dubbia composizione, alcuni (anche dermatologi)
hanno riscoperto il salutare uso del sapone fatto in casa, utilizzando
l'olio d'oliva non commestibile ed altri grassi residui delle nostre
cucine.